Allevamento del cavallo italiano, il quadro delle nascite

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L’allevamento del cavallo italiano, quale componente cardine della filiera ippica nazionale, non solo per la sua funzione produttiva, ma anche per il valore tecnico, selettivo e territoriale che esprime, è un patrimonio che richiede un monitoraggio costante, indispensabile per valutare, anno dopo anno, la capacità del sistema di rigenerarsi, programmare e dare continuità alle diverse discipline.

In questo quadro, si inserisce la lettura dei numeri relativi ai libri genealogici detenuti dalla Direzione Generale per l’Ippica del MASAF, che consentono di misurare l’andamento delle nascite degli ultimi 5 anni e la distribuzione tra trotto, galoppo e sella. Dati utili per restituire una fotografia concreta e aggiornata dello stato dell’allevamento del cavallo da corsa italiano e del cavallo sella italiano iscritto nel registro sportivo.

AnnoTrottatorePurosangue ingleseSellaAnglo-AraboOrientaleTOTALE
20212.1925381.413584174.744
20222.3685981.615517175.115
20232.2355691.462441154.722
20242.1785021.470461184.629
20251.8614231.412476174.189

I DATI – Nel 2021 sono nati 2.192 trottatorii 538 purosangue inglesi, 1.413 cavalli da sella, 584 anglo arabi e 17 orientali, per un totale di 4.744 soggetti. Nel 2022 si sono registrate 2.368 nascite di trottatori, 598 di purosangue inglese, 1.615 di sella, 517 di anglo arabo e 17 di orientale, per un totale di 5.115. Nel 2023 i numeri sono stati pari a 2.235 trottatori, 569 purosangue inglesi, 1.462 soggetti di sella, 441 anglo arabi e 15 orientali, per un totale di 4.722. Nel 2024 si contano 2.178 trottatori, 502 purosangue inglesi, 1.470 cavalli da sella, 461 anglo arabi e 18 orientali, per un totale di 4.629. Nel 2025, infine, le nascite registrate sono state 1.861 trottatori, 423 purosangue inglesi, 1.412 soggetti di sella, 476 anglo arabi e 17 orientali, per un totale di 4.189.

Si tratta di valori che, pur mostrando una lieve flessione nell’ultimo triennio rispetto al picco del 2022, restano comunque indicativi di una produzione nazionale consistente. In Italia continuano infatti a nascere ogni anno diverse migliaia di cavalli, distribuiti in tre aree che rispondono a logiche tecniche, sportive ed economiche differenti. È proprio questa articolazione a rappresentare uno degli elementi più caratteristici del modello italiano: non esiste una sola direttrice allevatoriale, ma una compresenza di filiere che convivono e si sostengono in equilibrio variabile. Il dato numerico, letto in questa chive, aiuta a comprendere la complessità del sistema. Non parla soltanto di quantità, ma anche di organizzazione.

IL TROTTO FA DA TRAINO – Il trotto resta il segmento quantitativamente più rilevante. Nel 2021 i trottatori nati in Italia sono stati 2.192. Nel 2022 sono saliti a 2.368. Nel 2023 sono stati 2.235. Nel 2024 il dato si è collocato a 2.178. Nel 2025 le nascite hanno raggiunto quota 1.861. Anche con una progressiva diminuzione nell’ultimo biennio, il trotto continua dunque a rappresentare il pilastro numerico dell’allevamento nazionle. Il suo peso relativo sul totale rimane centrale. Questo conferma la continuità di una tradizione produttiva consolidata, che conserva presenza sul territorio e capacità di programmazione. Non è un dettaglio marginale, perché il trotto continua a garantire la parte più ampia della nuova produzione allevatoriale italiana. È un asse portante del sistema. E i numeri lo mostrano con sufficiente evidenza.

GALOPPO – Più contenuto, ma costante nella sua funzione tecnica e selettiva, è il comparto del galoppo. I puledri puro sangue inglese nati nel 2021 sono stati 538. Nel 2022 sono diventati 598. Nel 2023 si sono fermati a 569. Nel 2024 il dato è stato di 502. Nel 2025 le nascite registrate sono state 423. Il galoppo si muove quindi su volumi inferiori rispetto al trotto, ma continua a rappresentare una componente specifica e qualificante del panorama allevatoriale italiano. La sua dimensione più raccolta non ne riduce il valore tecnico. Al contrario, ne evidenzia la natura specialistica. In questo ambito la selezione genetica, la qualità delle linee di sangue e la destinazione sportiva assumono un peso decisivo. Il dato numerico va quindi letto in proporzione alla funzione del comparto. Non come marginalità, ma come specificità.

IL SELLA E GLI ALTRI – Interessante l’area dei cavalli da sella, che nella tabella comprende sella, anglo arabo e orientale. Nel 2021 si contano 1.413 soggetti di sella, 584 anglo arabi e 17 orientali. Nel 2022 i numeri passano rispettivamente a 1.615, 517 e 17. Nel 2023 si registrano 1.462 soggetti di sella, 441 anglo arabi e 15 orientali. Nel 2024 i valori sono 1.470, 461 e 18. Nel 2025 si attestano a 1.412, 476 e 17. Nel loro insieme, queste categorie costruiscono una seconda grande area produttiva dell’allevamento italiano. La consistenza del comparto da sella conferma una domanda allevatoriale che intercetta il settore degli sport equestri e della valorizzazione funzionale del cavallo. È un ambito che negli anni ha mantenuto una presenza numerica importante. Non mostra impennate, ma neppure segnali di svuotamento strutturale. Al contrario, lascia intravedere una continuità produttiva complessivamente stabile.

Nel complesso, il quinquennio descrive dunque un sistema che ha mantenuto volumi ampi, pur dentro una dinamica di graduale assestamento dopo il 2022. L’incremento registrato in quell’anno appare come il punto più alto della serie recente. Gli anni successivi mostrano un lieve ridimensionamento, ma non una contrazione tale da alterare la fisionomia generale del comparto. La base resta larga. La distribuzione per razza e disciplina resta leggibile. La struttura complessiva continua a essere riconoscibile. Questo significa che l’allevamento italiano conserva una sua tenuta. Restare sopra quota quattromila nascite annue, in un quadro articolato e differenziato, indica l’esistenza di una filiera attiva, presidiata da operatori, allevamenti e competenze tecniche.

La capillarità territoriale continua a essere uno degli elementi di forza del sistema. Così come la pluralità degli indirizzi produttivi. Sono fattori che aiutano a comprendere la resilienza del comparto. Naturalmente i numeri, da soli, non esauriscono il giudizio sullo stato dell’allevamento nazionale. Accanto alla quantità contano la qualità delle selezioni, la sostenibilità economica delle aziende, la capacità di collocare il prodotto e l’efficienza della filiera nel suo insieme.

Tuttavia, la continuità delle nascite resta un indicatore importante. Perché misura la volontà di investire. Misura la presenza di programmazione. E misura, in fondo, la fiducia minima necessaria per continuare a produrre. L’immagine che emerge dai dati ufficiali è quindi quella di un allevamento italiano non uniforme, ma certamente strutturato e soprattutto resiliente. Un comparto che si regge su alcuni punti di forza e qualche debolezza: un comparto che mostra flessioni, ma non fratture, che resta numericamente rilevante nel suo insieme, e che continua, anno dopo anno, a fornire nuove leve al trotto, al galoppo e al cavallo da sella italiano. I numeri dimostrano un calo che, tuttavia, è in linea con il trend globale e con quello di altri Paesi europei.

Dunque, la flessione è da intendersi tra luci e ombre: numeri meno eclatanti del passato a riprova di qualche difficoltà ma, al tempo stesso, dimostrazione di grande capacità resiliente del sistema allevatoriale italiano che è riuscito a conservare una base produttiva stabile nonostante tanti anni di difficoltà del comparto che ora, finalmente, sembra avviato a una nuova fase di rinnovamento e rilancio concreto. Tanto è il lavoro che resta da fare, la montagna da scalare è altissima e impegnativa ma, dopo anni di immobilismo, il comparto gode di un’attenzione da parte degli organi di governance che certamente aiuterà a strutturare idonee politiche allevatoriali, improntate alla qualità e alla sostenibilità nel contesto globale di riferimento, in rapida e costante evoluzione rispetto al passato.

A questi numeri vanno aggiunti quelli legati alle razze autoctone e alle razze per le quali la tenuta e gestione dei libri genealogici è delegata a terzi a testimonianza di una filiera ippica, complessivamente definita, molto organica, radicata sul territorio e numericamente rilevante, basti pensare ad esempio alle razze del maremmano, lipizzano, murgese, haflinger, arabo, persano, quarter horse, e così via.

Ma i numeri – e dunque la quantità – non dicono tutto sul comparto allevatoriale: merita qualche considerazione anche l’aspetto qualitativo. E, anche in questo senso, emergono luci e ombre: il trotto mostra standard qualitativi molto elevati, anche grazie a investimenti effettuati nei decenni scorsi su linee genetiche importanti; l’allevamento del galoppo e del sella italiano non appare altrettanto qualitativo e competitivo nel confronto internazionale.

LE NUOVE SFIDE – Emerge dunque la necessità della definizione di idonee politiche di sviluppo allevatoriale, improntate al miglioramento genetico e alla selezione; in questo senso, sono da cogliere con particolare favore le iniziative recentemente avviate dalla Direzione Generale per l’ippica per l’avvio di collaborazioni istituzionali volte a sviluppare progetti per la ricerca e la tutela dell’allevamento equino. Se ne è discusso nel convegno sul “Miglioramento genetico e attività di ricerca per l’allevamento equino” che si è tenuto nell’ambito della 127.a edizione di Fieracavalli a Verona, a margine del quale è stato siglato il protocollo di collaborazione tra la Direzione Generale dell’Ippica e il Crea sulla valorizzazione, il miglioramento genetico e il benessere del cavallo sportivo e del patrimonio equino nazionale, nell’ambito del progetto: “Interventi finalizzati al miglioramento dell’efficienza e della competitività del settore ippico”.


I LIBRI GENEALOGICI DEL MASAF – Il cavallo iscritto ai libri genealogici gestiti dal MASAF Area Sella, nato da fattrici tipiche iscritte ai Libri genealogici e da stalloni selezionati iscritti ai Libri genealogici, viene costantemente seguito dal MASAF che ne controlla lo sviluppo e la conformazione atletica con varie prove: prima solo morfologiche e successivamente funzionali, di crescente difficoltà. Il MASAF gestisce ed attua il Disciplinare dei Libri genealogici, che rappresenta lo strumento per lo sviluppo e il potenziamento dell’azione di miglioramento dei cavalli iscritti e l’indirizzo sul piano tecnico dell’attività selettiva, promuovendone la valorizzazione economica.

I Libri genealogici sono tre:
• I Libro: Cavallo Orientale;
• II Libro: Cavallo Anglo-Arabo:
• III Libro: Cavallo Sella Italiano.

Il I Libro raggruppa i cavalli provenienti dalle zone di origine del cavallo orientale ed è diviso in due sezioni:

A) Puro Sangue Orientale (p.s.o.) che riguarda i cavalli discendenti dei Purosangue Arabi o Orientali e i loro incroci con i p.s.a (W.A.H.O);
B) Orientale, che comprende i cavalli orientali diversi dal Puro Sangue Orientale e dal Puro Sangue Arabo;
Sono iscritti nella sezione B) anche i cavalli provenienti da libri genealogici esteri riconosciuti con specifico atto della Commissione Tecnica Centrale.
Ai fini del calcolo della percentuale di sangue arabo, ai cavalli Puro sangue orientale (Libro I, Sezione A), viene convenzionalmente attribuita una percentuale del 95% e ai cavalli Orientali (Libro I, Sezione B) viene convenzionalmente attribuita una percentuale del 75%.

Il II Libro è per i cavalli Anglo Arabi, definiti anche secondo le indicazioni della Conferenza Internazionale Anglo arabo (C.I.A.A.) ed è diviso in tre sezioni:
A) cavallo con genotipo interamente derivante da ascendenti Puro Sangue Inglesi (p.s.i.) e Puro Sangue Arabi (p.s.a.) rispondenti a requisiti e criteri stabiliti dalla WAHO e loro meticci;
B) cavalli con genotipo derivante per almeno 15/16 da p.s.i. iscritti nel pertinente libro genealogico e p.s.a. rispondenti a requisiti e criteri WAHO e loro meticci. La restante frazione di 1/16 di genotipo, ovvero 2/32, deve provenire da ascendenti che non siano di origine sconosciuta, né di razza da tiro, né pony;
C) altri cavalli figli di cavalli Puro Sangue Inglese ( p.s.i.) iscritti al pertinente libro genealogico,di cavalli Anglo Arabi iscritti alla I e II sezione, di cavalli Puro Sangue Arabi rispondenti ai requisiti e criteri stabiliti dalla WAHO incrociati con cavalli orientali iscritti al Libro I e loro meticci.
Nelle tre sezioni i soggetti con percentuale di sangue arabo inferiore al 25% vengono definiti ”Anglo Arabo di complemento” e questa loro condizione deve essere evidenziata in tutti i documenti ufficiali.

Nel Libro II Cavallo Anglo Arabo sono iscritti anche i cavalli provenienti da libri genealogici esteri approvati dalla C.I.A.A.
Il Libro III Sella Italiano comprende:
A) i cavalli nati dall’incrocio tra stalloni sella italiano iscritti al Registro Principale e fattrici delle razze Maremmana, Salernitana, Persana, Puro Sangue Inglese e Anglo Araba iscritte ai rispettivi libri genealogici e ai registri anagrafici;
B) i cavalli soggetti nati dall’incrocio tra fattrici sella italiano iscritte al registro principale oppure, dove previsto, al registro supplementare, con stalloni delle razze Maremmana, Salernitana, Persana e Anglo Araba iscritti nei rispettivi libri genealogici o nei registri anagrafici e che abbiano superato con esito positivo le valutazioni genetiche previste dal disciplinare per le prove di valutazione genetica in stazione degli stalloni di razza Sella italiano;
C) i cavalli nati dall’incrocio tra fattrici sella italiano iscritte al registro principale (o dove previsto al registro supplementare) con stalloni Puro Sangue Inglese iscritti al repertorio stalloni;
D) i cavalli nati da stalloni sella italiano iscritti al registro principale e fattrici sella iscritte al registro principale (o dove previsto al registro supplementare).

Nel Libro III del cavallo Sella Italiano, sono iscritti i cavalli provenienti da altri Libri Genealogici esteri entro limiti fissati da programmi di incrocio approvati dalla Commissione Tecnica Centrale, e tenuto conto dei parametri selettivi in funzione degli obiettivi fissati.